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Published on Gennaio 31st, 2008 | by Redazione MG News

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Come si puo’ essere imprenditori creativi ?

Da un recente incontro alcuni percorsi per imprenditori creativi.

Come si può essere imprenditori creativi, trovare finanziamenti, avviare un progetto innovativo, realizzare l’idea con successo e successivamente sopravvivere? Se ne è parlato al Venice Cube alla Giudecca, Venezia, in un recente incontro “Finanziare la creatività” promosso da FNV e Venice International University.

Presenti l’ On. Michele Vianello, Vicesindaco e Assessore all’Automazione del Comune di Venezia, Cesare De Michelis, Presidente della Marsilio Editori, Tomas Barazza, New Ventures Director di H-Farm e Cristiano Seganfreddo, Direttore di Fuoribiennale, Stefano Micelli, Dean di Venice International University, nel ruolo di moderatore ha sottolineato quanto sia difficile trovare le risorse economiche adeguate per poter sostenere attività spesso fortemente immateriali, che nascono e si sviluppano a partire dalla sperimentazione. Nelle banche, che dovrebbero essere le prime a dare un segno concreto in questo senso, manca una vera e propria expertise in grado di confrontarsi con la tematica della creatività.

Tomas Barazza, New Ventures Director di H-Play, una delle H-companies nate nell’incubatore per giovani imprese H-Farm, il centro per la ricerca e l’innovazione tecnologica al confine tra le province di Venezia e Treviso, ha presentato brevemente la filosofia che guida H-Farm: memore dell’esperienza dei fondatori nella creazione di E-TREE, web farm della fine degli anni ‘90 in cui È stato dato grande valore all’ambiente lavorativo e all’attenzione per il dipendente, H-Farm crea il contesto in cui nuove giovani aziende esprimono la propria creatività e sviluppano progetti, trovando in H-Farm anche il network di relazioni fondamentale per poter sviluppare nuove idee e diffonderle.
H-Play È uno degli esempi che permettono di comprendere come creatività e nuove tecnologie possano diventare la base per nuovi modelli di business, dal momento che il vantaggio competitivo risiede in gran parte nell’idea innovativa. La società È nata nel marzo su questa base: il gioco come mezzo per apprendere, per vivere esperienze diverse e per condividerle con gli altri.
“Game as media” È il pay-off di H-Play. L’idea di utilizzare l’elemento ludico non è nuovo nel mondo della comunicazione, ma ha trovato finora applicazione soltanto in ambiti tradizionali, quali la pubblicità, il team building e l’entertainment in generale. La novità portata da H-Play sta nel fatto di applicare la dimensione ludica al settore turistico. L’idea è quella di sviluppare un format replicabile – e vendibile –  anche in altre città (da qui il business model di H-Play), mettendo il gioco a servizio dell’esperienza turistica.
Il turista, ha ricordato Barazza, si È notevolmente evoluto negli ultimi anni. Basti pensare ai flussi turistici nelle località in cui sono stati girati film di successo, come Parigi per il Codice da Vinci.
H-Play ha reinventato il classico gioco della caccia al tesoro, grazie alla collaborazione dello scrittore veneziano Alberto Toso Fei, a cui È stato affidato il compito di recuperare e raccontare storie e leggende veneziane che fanno da sfondo al gioco. » fondamentale, sottolinea Tomas Barazza, riuscire a coniugare l’elemento ludico con l’elemento culturale, servendosi in maniera creativa della tecnologia.
Il progetto vuole far vivere ai turisti una nuova esperienza della città di Venezia, portando il visitatore a conoscere luoghi insoliti e storie inedite. Il gioco si basa sulla “caccia al Ruyi”, uno scettro, un tesoro che i turisti in questo caso sono chiamati a cercare.
Gli strumenti di gioco sono semplici: una guida cifrata in cui le storie e i racconti sono stati scomposti e si leggono attraverso un codice segreto. La tecnologia non È complicata, basta un cellulare abilitato all’invio di sms. Inizialmente, racconta Tomas Barazza, si era pensato a creare interface grafiche georeferenziate, ma con lo sviluppo del progetto si È deciso ad abbassare il pi_ possible la barriera tecnologica. E infine, un iPod o un lettore mp3. Tramite sms si dichiara di voler iniziare la partita e viene fornito un codice per decifrare la guida, che fornirà gli indizi per proseguire nella caccia al Ruyi. Il gioco sarà una trilogia pensata per svilupparsi in tre tappe: a Venezia, a Roma e in una città straniera.
Tomas Barazza conclude il suo intervento dicendo che “per valutare progetti innovative non c’È un metodo strutturato, andiamo avanti su quello che ci piace.”

Cesare De Michelis, direttore di Marsilio, prende spunto proprio dall’ultima affermazione di Barazza, proponendo una sua personale riflessione sul tema di creatività e mercato.
“Quello che cerchiamo di fare noi di Marsilio È cercare le idee e trasformarle in prodotti”, esordisce De Michelis. Il mercato ha prodotto un meccanismo per cui una persona guadagna davvero solo se È già famosa e affermata, mentre non esiste nessuna forma di incentivazione alla sperimentazione, sulla quale È sempre molto rischioso basare il proprio business plan.
Il problema È costruire questi prodotti in maniera che abbiano un mercato durevole. Su questo punto, interviene Stefano Micelli che puntualizza: “» giusto fare scelte di investimento mettendoci del proprio, ma bisogna tenere presente che i settori creativi purtroppo non godono della stessa protezione legislative di altri settori”.
De Michelis continua sostenendo che È fondamentale scoprire nuovi fruitori, per esempio quelli che nascono con l’impatto delle nuove reti, cosa che egli stesso ha fatto dando vita alla collana Marsilio X, vetrina importante per i giovani scrittori creativi.
 
Interviene quindi Cristiano Seganfreddo, direttore di Fuoribiennale, una società esperimento di creatività nel campo del Made in Italy. Citando Richard Florida, Seganfreddo sottolinea come la creatività sia un asset economico fondamentale. Ma cosa significa “creativo”? E’ un termine abusato, gira nelle agende dei politici senza che questi sappiano veramente chi sono i creativi e le industrie creative. Il problema per questo comparto industriale È non essere riconosciuto, quindi anche non essere previsto nelle linee di finanziamento. Purtroppo le banche e le aziende mancano di mediatori in grado di interfacciarsi con la creatività, rimanendo quasi sempre dei semplici sponsor anzichÈ dei partner coinvolti nel processo creativo.
Il Veneto, continua Seganfreddo, È ricchissimo di attività creative, che spaziano tra arte, fashion, design, attività performative, etc, al punto che in certi casi ci sono tante aziende creative nel raggio di 150 mt, senza perÚ che questo comporti partnership o collaborazioni, senza che la cosa, insomma, crei quella massa critica che potrebbe generare lo sviluppo della sensibilità verso questo tema.

Chiude gli interventi il Vicesindaco Michele Vianello, presentando Venice Connected: wi-fi e banda larga su Venezia, Mestre e isole. Nei prossimi tempi potremo essere connessi a internet e telefonare a costo zero comodamente seduti al bar o in qualsiasi parte della città. Oppure, passeggiando, essere avvisati tramite cellulare che nelle immediate vicinanze si sta inaugurando una mostra o È in corso una performance artistica, oppure, se siamo turisti, ricevere dei servizi personalizzati e utili. Si punta a creare un turismo di qualità, attraverso l’offerta di servizi innovativi che riceveranno grandissimo impulso dalle nuove tecnologie.
L’azienda comunale che si occupa di telecomunicazioni e tecnologie di rete, la Venis S.p.A., sta lavorando dal 2005 per creare un’infrastuttura in grado di connettere Venezia, Mestre e le isole tramite fibra ottica e wi-fi, pronta entro i primi mesi del 2009, sfruttando anche le sinergie con reti già presenti sul territorio. Le sperimentazioni sono già partite: per esempio durante il Carnevale 2007 la copertura wi-fi È stata resa disponibile in Piazza San Marco, esuccessivamente in altre zone di Venezia e terraferma.
La scelta strategica È stata quella di avvalersi della partnership di due colossi delle telecomunicazioni: Cisco System, una delle aziende leader per quanto riguarda il networking e le tecnologie di rete, e Telecom Italia, che offrirà i servizi di rete (accesso al web e VOIP).
Gli obiettivi di Venice Connected riguardano, innanzi tutto, la riduzione del digital divide: grazie all’accesso gratuito o a bassissimo costo, verranno date grandi opportunità ai giovani, che potranno utilizzare in modo pi_ libero e dinamico la rete per scaricare dati e produrre contenuti.
Un altro punto fermo del progetto mira alla soluzione dei problemi peculiari del complesso territorio di Venezia: la rete servirà per abbattere i tempi di raggiungimento di punti lontani della città e soprattutto per connettere le isole, puntando sul potenziamento dei servizi pubblici (trasporti, sanità ed istruzione).
Venice Connected si propone di raggiungere un traguardo importante, soprattutto per una città come Venezia in cui 270.000 residenti devono convivere con 20 milioni di turisti. Una rete che mira a connettere cittadini e istituzioni, a decongestionare la città, e che ha come obiettivo generale e fondamentale il miglioramento della qualità della vita, che il fruitore sia il veneziano, il pendolare o il turista.

Laura Scarpa in collaborazione con Michela Passarin


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