Ditelavostra

Published on Novembre 10th, 2024 | by Redazione MG News

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Dunque ha vinto Trump

Trump ha vinto le elezioni in maniera netta, aumentando i voti in tutti gli Stati rispetto al 2020, ha vinto in tutti gli swing States (stati in bilico) e ha prevalso di più di 3 milioni di voti nel voto nazionale, che non accadeva da molti anni.

Nel percorso che ha portato a queste elezioni abbiamo cercato di capire come andasse la campagna elettorale, quali fossere i punti di forza e debolezza dei due candidati e chi avesse più probabilità di vincere.
Il punto di svolta è stato quando finalmente dopo pressioni sempre più pesanti, Biden ha deciso di mollare la corsa alla Casa Bianca. Ma è successo troppo tardi. Era almeno un anno – ma molti sostengono di più – che Biden mostrava degli evidenti limiti psichici e fisici e molti lucidi commentatori (fra i quali mi metto anche io) sostenevano che non doveva assolutamente candidarsi per le elezioni di quest’anno.

A fine luglio con 3 mesi di campagna elettorale rimasti il Partito democratico si è trovato di fronte ad una scelta obbligata: ovvero nominare Kamala Harris la vice-presidente come candidata alle elezioni. Qualunque altra scelta avrebbe richiesto troppo tempo, problemi di consenso all’interno del partito, e di possibile perdita di finanziatori.

I dem sapevano – e lo sapeva bene la Harris in primis – che l’impresa era molto difficile, quasi impossibile.
In realtà c’è stato un periodo che va dalla convention democratica fino a fine settembre in cui i sondaggi sembravano premiarla nei confronti di Trump, ma è stato solo un momentaneo effetto novità che si è sbiadito ben presto. Infatti da ottobre Trump si è ripreso decisamente nei sondaggi fino a pareggiare in prossimità delle elezioni. A posteriori i sondaggi anche questa volta hanno sottostimato il voto a Trump come era successo nel 2020.

Non mi voglio addentrare sulle motivazioni che hanno portato alla vittoria di Trump. Vi sono analisti e giornalisti molto più preparati di me che lo hanno fatto. Segnalo per tutti Francesco Costa sul Il Globo de Il Post. Posso onestamente dire che se da un lato mi ero esposto all’inizio su una possibile vittoria della Harris, mi ero poi posto l’interrogativo sul perchè gli americani fossero disponibili a votare Trump arrivando alla conclusione che Trump aveva ottime probabilità di vincere le elezioni.

Io vorrei solo sottolineare un dato che a mio avviso disegna in maniera chiara la sconfitta della Harris: a luglio quando Biden ha mollato la popolarità sua e della sua amministrazione era sotto il 40%. Un record storico negativo nella storia dei presidenti USA. Questo livello è stato misurato poi dagli exit poll attorno al 42%. In questo giudizio pesantemente negativo dell’amministrazione democatica non poteva non essere coinvolta anche Kamala Harris, considerata prima di luglio una sorta di propaggine in ombra di Biden che si era fatta notare pochissimo e quel poco in modo negativo legato alla gestione del problema dell’immigrazione clandestina dal Messico.
Non possiamo affermare che Kamala Harris abbia fatto una brutta campagna elettorale come molti sostengono. Ha fatto molto se pensiamo che da un potenziale consenso del 40-42% è arrivata al 48% dei voti, certo troppo poco per vincere ma comunque un notevole miglioramento.

E non è nemmeno possibile liquidare il basso gradimento nei confronti dell’amministrazione Biden con i suoi problemi di tenuta psico-fisica. Il giudizio negativo viene da più lontano, come dimostra un mio articolo del 2022. E dipende da un problema di percezione di situazione economica peggiorata negli ultimi anni da parte della classe media e bassa soprattutto per la perdita di potere d’acquisto dei salari causata dall’inflazione. Anche se l’economia è andata bene, il PIL è cresciuto e così i posti di lavoro. Gli americani si sono sentiti comunque più poveri che è anche una realtà fattuale visto che oggi è sempre più difficile contrarre un mutuo, comprarsi un’auto o permettersi una vacanza. Poi i posti di lavoro che sono stati creati riguardano il cd “poor job”, ovvero lavori part time, poco pagati e precari in settori come la logistica ed i servizi di basso valore.

E poi l’altro grande fallimento percepito e anche reale dell’amministrazione Biden è la gestione dell’immigrazione. E’ un problema che impatta direttamente nelle vite degli americani non solo di quelli che vivono al confine col Messico. Sono reali i problemi di droga, di delinquenza, di concorrenza al lavoro povero fatta dagli immigrati irregolari verso i lavoratori americani.

Ecco la Harris non è risucita a scrollarsi di dosso questo percepito negativo dell’amministrazione Biden. Ha fatto del suo meglio ma il fardello che aveva sulla schiena era troppo pesante…ed è finita schiacciata.

 

 

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